Cosa si nasconde sotto gli oceani?

Cosa si nasconde sotto gli oceani?

Quanto è sicuro oggi il pesce che arriva sulle nostre tavole non lo sappiamo precisamente: la salute degli oceani dipende da quanto ci si impegna nella tutela dell’ambiente, per cui quanto più riusciamo a compiere il nostro dovere per l’ecosistema terrestre, tanto più mangeremo alimenti sani. E se i pescato degli oceani fosse tutto inquinato?

Quanta plastica c’è negli oceani?

Facile trovare su una spiaggia rifiuti di ogni genere, specialmente se quei rifiuti restano lì senza che nessuno si occupi della loro raccolta: così come sono inquinate le spiagge di tutto il mondo, è facile supporre che in fondo agli oceani si trovino i rifiuti migliori. Peccato che l’inquinamento degli oceani passi anche attraverso le nostre tavole per cui il pesce che mangiamo non è detto che sia molto sano, soprattutto se si scopre che il fondo degli oceani è popolato da oltre 270mila tonnellate di plastica.

È questo infatti il dato pubblicato sulle principali riviste di scienza che trattano dell’inquinamento dei mari sul nostro pianeta: 270mila tonnellate equivalgono a più di una discarica e più precisamente è come se circa 40 mila camion della nettezza urbana avessero scaricato i propri carichi di spazzatura. È quindi incredibilmente enorme la quantità di plastica che popolerebbe gli oceani: ancora oggi gli scienziati cercano di capire effettivamente quanta plastica ogni giorno venga immessa nelle acque terrestri e soprattutto come questo inquinamento incida sulla fauna e la flora marine.

Come proteggere l’ecosistema marino?

Pesci, uccelli e tutto l’ecosistema marino infatti, finiscono inevitabilmente con il diventare vittime di questo inquinamento di materiale plastico e se il pesce che ingerisce un’alga di un ambiente inquinato, arriva sulle nostra tavole, la questione diventa allarmante ancora di più. Com’è possibile verificare tali dati? Proprio come hanno fatto i ricercatori stessi finora: in pratica, per accertarsi della veridicità delle cifre stimate, i ricercatori hanno usato una rete a maglia stretta sul fondale dell’oceano per poter raccogliere anche i più piccoli elementi di plastica, e hanno contato a vista tutti gli oggetti di plastica che sono apparsi in superficie come bottiglie, scarti, borse, scarpe, giocattoli, e altro. Per calcolare quanto materiale plastico fosse presente anche nelle parti di oceano non rastrellate, gli scienziati si sono attenuti a modelli numerici e hanno precisato come i loro calcoli stimassero solo i materiali galleggianti senza contare quelli inevitabilmente ancorati ai fondali.

Lo studio ha visto coinvolti per la prima volta anche zone quali l’oceano Indiano, l’Atlantico meridionale e la regione antartica, ovvero tutte aree che finora non si erano mai prese in considerazione in indagini di questo tipo. I ricercatori inoltre, per avere un ulteriore riscontro del loro studio, hanno messo a confronto le loro stime numeriche con i valori ottenuti da altri ricercatori che hanno usato altre tipologie di studio e in zone più limitate trovandovi un riscontro positivo. Per evitare che i nostri oceani diventino quindi, altre enormi discariche, bisogna prestare attenzione a come si effettua la raccolta differenziata dei rifiuti: riflettendo bene, infatti, è proprio dal piccolo gesto di gettare la plastica nell’apposita busta che è possibile iniziare pian piano a curare i nostri mari.