Uber può discriminare i suoi utenti?

Uber può discriminare i suoi utenti?

È possibile che un’applicazione possa trattare diversamente i suoi utenti? È ciò di cui si è discusso recentemente riguardo la popolare applicazione Uber che tanto scalpore ha suscitato anche nel nostro paese, ma vediamo meglio cosa si intende quando si parla di discriminazione degli utenti da parte di una applicazione.

Digital divide: quando è l’utente a pagare

Ancora web e social media sul piano internazionale e questa volta la scena è occupata da uno dei colossi che più velocemente di altri si è affermato in tutto il mondo, ovvero Uber. Sembra che il suo nuovo algoritmo possa in qualche modo generare una diseguaglianza tra i suoi utenti: a pensarlo solamente sembra assurdo dato che creare queste situazioni non giova nessuno, per cui com’è possibile che possa accadere una cosa del genere?

È presto detto: quando si paga per il trasporto con Uber l’importo viene generato da un algoritmo e non in base a una tariffa per cui tale algoritmo cambia a seconda di una serie di regole e contrappesi che non sono ancora ben noti in quanto ‘nascosti’ proprio dalla presenza di questo antipatico algoritmo. L’utente quindi ha a che fare con una sorta di scatola nera: prenota tramite Uber usando un semplice pulsante, ma non è possibile sapere da cosa e in base a quali fattori viene generato il prezzo che si va a pagare per la corsa con Uber.

Problema trasparenza: se il prezzo resta basso che importa?

In pratica è possibile che due utenti diversi, a parità di luogo, auto e percorso, paghino un prezzo diverso semplicemente perché l’uno l’ha prenotato 5 minuti prima dell’altro. Questa è la tesi presentata dagli studiosi del College of Computer and Information Science della Northeastern University che illustra come funziona l’algoritmo di Uber: in pratica, quando si prenota la corsa l’algoritmo suddivide le tariffe delle corse a seconda delle zone di una città, modifica l’offerta ogni 5 minuti e effettua anche sconti temporanei che vengono percepiti dall’utente del tutto casuali.

A pensarci quindi, sarebbe sufficiente attendere qualche secondo per riuscire a prenotare la corsa con Uber a un prezzo più conveniente: peccato dipenda dal ‘fato’, o più propriamente dall’algoritmo che cambia ogni momento e non permette in effetti a due persone che partono dallo stesso posto di pagare la stessa tariffa. L’utente medio si sentirebbe truffato dato che si tratta prevalentemente di un problema di trasparenza per cui Uber non vuole essere chiara su come il suo algoritmo funzioni, se non fosse che Uber risulta già il servizio più economico che esista per cui non rappresenta un vero problema per l’utente medio dell’applicazione pagare qualche euro in più qualcosa che è economico già di per sé. Purtroppo per ora percependo le app come una sorta di vetrine in cui poter vedere cosa acquistare e a quanto, non ci si rende conto che anche il nostro collega d’ufficio può usare la stessa applicazione e trovarsi davanti qualcosa di diverso e magari di più appetibile.